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L'Amore di Ficarra e Picone è a Torino. E si vede Stampa
Scritto da Redazione Però   
Mercoledì 23 Novembre 2011 11:27

Ficarra e Picone a Torino per la prima di Anche se è amore non si vede

TORINO 23 nov (Però Torino) - "Anche se è amore non si vede", questo il titolo dell'ultimo film del duo Ficarra e Picone, interamente ambientato a Torino, da questi giorni in tutte le sale italiane. Una commedia degli opposti che ricalca pienamente il carattere dei due protagonisti (e registi) e che si annuncia spassosa e divertente.

I due hanno voluto ambientare il film proprio nella nostra città, forse più per i benefici legati alla Film Commission che altro. In ogni caso, interrogati, rispondono così: «Ci serviva una città d'arte e potevamo scegliere tra Firenze e il capoluogo piemontese, la scelta è caduta su Torino». Una frase che, qualche anno fa, con il marchio di metropoli industriale di Torino, nessuno avrebbe immaginato pronunciare.

Ficarra e Picone film: ambasciatori damore con Ambra Angiolini

«Perché abbiamo scelto questo titolo? Era uno dei pochi disponibili - risponde Salvatore Ficarra - avevamo pensato anche a Vola, colomba bianca vola oppure Il ballo del qua-qua ma erano già occupati».

Anche se è amore non si vede è pronto a ripercorrere le tappe degli altri tre pellicole del duo palermitano. A partire da Nati Stanchi (2002) e concludendo con La Matassa (2009). «Volete sapere come si conclude questo film?» chiedono prima di allontanarsi dalla conferenza di presentazione. «Con la risata del pubblico in sala».

I protagonisti sono autisti di un bus turistico che si troveran­no ad affrontare una serie di funamboliche relazioni amo­rose, con tre diversi tipi di donne, portate in scena, da Ambra Angiolini, hostess ne­vrotica fidanzata di Picone, Diane Fleri, amica del cuore di Picone e Sascha Zacharias, guida straniera, preda dell'in­teresse di Ficarra.

Tempi comici perfetti, per una bagarre di equivoci che rendono la narrazione esila­rante. «L'idea del soggetto è nata da una storia vera - spiega Ficarra - dai racconti delle sof­ferenze amorose di un nostro amico. Io e Valentino ci siamo accorti che più lui soffriva più noi ridevamo delle sue disgra­zie. A quel punto ci siamo resi conto di quanto possano esse­re buffe le pene d'amore e tutti gli equivoci che intorno a que­sto sentimento si possono svi­luppare. Da qui la genesi dell'opera. La scelta di Torino - prosegue - è stata funzionale al copione. Volevamo una cit­tà d'arte e abbiamo pensato di fare una scelta diversa dal so­lito, per far risaltare la geome­tria di un luogo meno battuto dalle macchine da presa ri­spetto, ad esempio, a Roma.

Poi la selezione delle attrici ­ironizza il cabarettista - è av­venuta attraverso un classico scambio di favori sessuali».

 
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