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Legge stabilità: in arrivo una stangata per Torino Stampa
Scritto da Redazione Però   
Sabato 12 Novembre 2011 15:22

piero_fassino

TORINO 12 nov (Però Torino) - Tempi duri per Torino. La legge di "stabilità" (quella che sino a ieri si chiamava Finanziaria), ha appena messo nero su bianco quanto noi si va sostenendo da anni: il nostro Comune è il più indebitato d'Italia. Tra quanto dovuto dall'Amministrazione alle banche e quanto dalle aziende municipalizzate, si superano i 5 miliardi di euro. Per questo, la legge ha previsto lacrime e sangue proprio per Torino, ma anche per Milano, Siena e Genova, le Province calabresi e le Regioni Lazio, Abruzzo e Molise.

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Cosa ci capiterà? In buona sostanza si obbligherà il Comune a vendere gli ultimi immobili di sua proprietà, a ridurre le spese drasticamente e a tentare di aumentare le entrate (tasse, tributi, tariffe e multe). Tecnicamente gli enti che hanno sulle spalle un debito maggiore alla media del loro comparto saranno chiamati a ridurre progressivamente il passivo, e il primo strumento sarà la cessione degli immobili ai fondi creati dall'Economia per la dismissione del patrimonio pubblico. Insieme all'altra novità introdotta dal maxiemendamento, che abbassa progressivamente fino al 4% nel 2014 il rapporto tra oneri di servizio al debito ed entrate da tributi, trasferimenti e tariffe e per chi sfora blocca la possibilità di nuovi mutui, il pacchetto anti-debito investe in pieno le amministrazioni territoriali che negli anni hanno accumulato un debito maggiore.

Insomma, per Torino - che è certamente migliorata nel decennio di Sergio Chiamparino, ma che per farlo si è comportata più da cicala che da formica - è in arrivo una stangata ancor peggiore del previsto. Che, inevitabilmente, sarà riversata sui cittadini, con tutti gli aumenti del caso. Dal prezzo dei biglietti Gtt, a quello della sosta in zona blu. E poi Tarsu, Ici seconda casa, ecc. Senza dimenticare che certi servizi e certe spese non potranno più essere assicurati con la dovizia di prima. Quando, in queste condizioni, si sente il direttore del Mao (Museo d'arte orientale, già costato oltre 11 milioni di euro) che chiede altri soldi "per portare più visitatori", vien quasi da sorridere.

 
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